50.000 commercianti toscani hanno detto basta a questa farsa chiamata Coronavirus ed hanno affermato di protestare non pagando Irap, Ires, Imu, bollo auto e tassa sugli immobili.

Le nostre aziende non hanno più risorse e preferiamo continuare a pagare prioritariamente dipendenti e fornitori rispetto ad uno Stato che non comprende, anzi calpesta, le nostre ragioni di esistere.

Anna Lapini, presidentessa di Confcommercio Toscana

Quello che si è vista in Toscana deve essere interpretato come un pacifico movimento di protesta contro uno Stato che non tutela più né i suoi cittadini né le sue aziende. Cinquantamila imprese toscane non pagheranno più tasse e imposte per lanciare un segnale importante alle istituzioni governative.

Le nostre aziende sono attonite, atterrite e disorientate da una situazione mai vista prima, che sta producendo effetti disastrosi ben al di là di ogni peggiore previsione – dichiara Lapini – noi che abbiamo chiesto sempre e soltanto di poter lavorare al servizio dei nostri clienti e delle nostre città, ci troviamo oggi nell’impossibilità di farlo per motivi non certo imputabili a nostre responsabilità. Ma mentre ci è di fatto impedito, per legge, di lavorare e quindi di fatturare e di incassare, chi ci governa non si è preoccupato di fermare i costi delle nostre aziende, che invece continuano a correre

Anna Lapini, presidentessa di Confcommercio Toscana

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